COMESCRIVERE tema
La Prima Guerra Mondiale
Tema: Alla luce delle proprie conoscenze, sulla base dei
documenti in proprio possesso, si elabori un saggio breve sul tema
“Interventisti e neutralisti in Italia alla vigilia dell’entrata in
guerra”.
SVOLGIMENTO:
Tra la fine dell’ottocento e il primo novecento
si erano accumulati attriti internazionali e tensioni sociali maturati
in un clima culturale caratterizzato da pericolose ideologie e
correnti irrazionalistiche. L’occasione del conflitto avvenne a
seguito dell’attentato a Sarajevo, il 24 giugno 1914, all’arciduca
Francesco Ferdinando e alla moglie, organizzato da studenti bosniaci.
A tutto questo seguì da parte dell’Austria la dichiarazione di
guerra alla Serbia il 28 luglio 1914. Scoppiata la guerra, il governo
Salandra, il 2 agosto 1914, dichiarò ufficialmente la neutralità
dell’Italia, giustificata dal carattere esclusivamente difensivo
della Triplice.
Accantonate incerte trattative con gli Imperi centrali, Salandra,
capo del governo e Sonnino ministro degli esteri, in accordo
con il re, conclusero con
la Triplice Intesa il patto di Londra (26 aprile 1915). In virtù dell’articolo
cinque dello Statuto, la stipulazione delle alleanze, non era di competenza
del Parlamento e così il patto fu tenuto segreto sia al Parlamento che agli
altri membri del governo. L’Italia si impegnava ad entrare in guerra entro
un mese e si assicurava in caso di vittoria: il Trentino, il Tirolo, Trieste,
l’Istria, una parte della Dalmazia e le isole situate a nord e ad ovest di
essa, le contee di Gorizia e di Gradisca ed eventuali compensi coloniali.
Ma la ratifica del trattato incontrò dure opposizioni alla
Camera, che appoggiò
il neutralismo di Giolitti. Ben presto l’opinione pubblica italiana registrò
due opposti schieramenti- interventista e neutralista- all’interno di ciascuno
dei quali si evidenziavano opposte motivazioni.
Gli interventisti, che propugnavano la guerra a fianco dell'Intesa, furono
gli irredentisti democratici tra cui il socialista Cesare Battisti, i socialriformisti
di Bissolati, i radical-progressisti, i repubblicani e gli ex garibaldini.
Essi vedevano l’intervento in guerra come una prosecuzione del Risorgimento,
indispensabile per la liberazione non solo di Trento e Trieste, ma anche
dei popoli slavi oppressi dall’Austria e per il trionfo della democrazia
delle
nazioni per un’Europa di popoli liberi. Questi ideali erano sostenuti da
illustri intellettuali quali Gaetano Salvemini e Luigi Einaudi. I liberal-conservatori,
tra cui Antonio Salandra e Sidney Sonnino, speravano in una vittoria che
avrebbe
rafforzato le istituzioni, sviluppato la grande industria e acquisito posizioni
di forza nell’Adriatico. I nazionalisti appoggiavano la guerra spinti da
posizioni diverse che andavano dalla difesa di particolari interessi alla
speranza che
la disciplina di guerra rafforzasse l’autoritarismo dello Stato bloccando
l’ascesa
socialista. I sindacalisti rivoluzionari, Arturo Labriola e Filippo Corridoni,
erano convinti che dalla guerra potesse scaturire la rivoluzione proletaria.
Tesi interventiste e rivoluzionarie furono sostenute anche da Benito Mussolini,
che espulso dal PSI, fondò “Il popolo d’Italia”, un quotidiano che gli permise
di lanciare i suoi anatemi contro la “vigliaccheria” dei pacifisti e del Parlamento,
esortando i giovani a “fare la storia” attraverso la guerra. Nell’articolo
del politico si può osservare come critichi i neutralisti definendoli una “coalizione
di pacifisti”. Egli tenta di esortare i suoi simili a cercare di dominare gli
avvenimenti e non solo subirli senza reagire. Per Mussolini la propaganda antiinterventista
corrisponde alla esaltazione della vigliaccheria, forse molte forte sotto ogni
punto di vista.
Schierati sul fronte opposto stavano i neutralisti, ad essi appartenevano
i componenti del Partito Socialista italiano che erano per la maggior parte
contadini
e operai che vedevano la guerra come un tragedia. I cattolici sostenevano
la neutralità sia in nome dei principi evangelici, sia per la solidarietà
con
la cattolicissima Austria.
Neutrali erano anche Giolitti e i giolittiani che prevedevano una guerra
lunga e sanguinaria, mentre era diffusissima l’idea di una guerra “breve”
e ritenevano
di poter ottenere “molto” da Vienna in cambio della neutralità. Riferendosi
al documento “Memorie della mia vita” Giolitti sosteneva che il fronte italiano
presentava forti difficoltà e considerava che l’impero austro-ungarico, sia
per le rivalità fra Austria ed Ungheria, sia perché minato dalla ribellione
delle popolazioni oppresse, era destinato a dissolversi. Per questi motivi
era convinto che una guerra molto duratura avrebbe richiesto elevatissimi
sacrifici finanziari, soprattutto per il nostro paese, scarso di capitali
e con imposte
pesantissime. Era interesse per l’Italia mantenere la neutralità per mantenere
l’equilibrio europeo e il consenso popolare.